NAPOLI - Marek Hamsik ha scritto una
lunga lettera d'amore al Napoli e ai napoletani. Un messaggio speciale
che arriva dopo una stagione in cui gli uomini di Sarri hanno battuto
tutti i record (gol fatti e punti), rilanciando ancora una volte le
proprie ambizioni scudetto per il futuro. «A Napoli, non abbiamo un solo allenatore. Ne abbiamo tre milioni - ha esordito il capitano azzurro nel testo pubblicato su The Players Tribune - Ogni
uomo, donna e bambino sa cos’è meglio per il Napoli. Ogni bimbo di
quattro anni sa come potremmo segnare più gol. Ogni donna novantenne che
si occupa del suo orticello ti sa dire come e perché dobbiamo cambiare
la formazione in campo. Quel sentimento, quella passione, è nel loro
sangue. A Napoli, il calcio è come una religione e lo Stadio San Paolo
è la sua chiesa. Il Napoli è l’unica società calcistica della zona e i
napoletani se ne sentono parte perché lo sono. Il calcio è ciò a cui
pensano quando si svegliano, quello di cui parlano tutto il giorno, è
quello che sognano di notte. Spesso si ha l’impressione che il calcio
sia l’unica cosa che conta. Io ci sono abituato. Il calcio è la mia vita
da ventinove anni. Perciò, quelle sensazioni che scorrono nelle vene
dei napoletani, beh, scorrono anche nel mio sangue. Le ho da quando in
Slovacchia a sette anni ho guardato due brasiliani correre come dei
matti in California».
Un giorno all’improvviso, mi innamorai di te. Il cuore mi batteva, non chiedermi perché. Di tempo ne è passato, ma siamo ancora qua. E oggi come allora difendo la Città… Alè ale aleeeè Alè ale aleeeè… Alè ale aleeeè Alè ale aleeeè
domenica 4 giugno 2017
Hamsik: «A Napoli il calcio è religione, il San Paolo la sua chiesa»
NAPOLI - Marek Hamsik ha scritto una
lunga lettera d'amore al Napoli e ai napoletani. Un messaggio speciale
che arriva dopo una stagione in cui gli uomini di Sarri hanno battuto
tutti i record (gol fatti e punti), rilanciando ancora una volte le
proprie ambizioni scudetto per il futuro. «A Napoli, non abbiamo un solo allenatore. Ne abbiamo tre milioni - ha esordito il capitano azzurro nel testo pubblicato su The Players Tribune - Ogni
uomo, donna e bambino sa cos’è meglio per il Napoli. Ogni bimbo di
quattro anni sa come potremmo segnare più gol. Ogni donna novantenne che
si occupa del suo orticello ti sa dire come e perché dobbiamo cambiare
la formazione in campo. Quel sentimento, quella passione, è nel loro
sangue. A Napoli, il calcio è come una religione e lo Stadio San Paolo
è la sua chiesa. Il Napoli è l’unica società calcistica della zona e i
napoletani se ne sentono parte perché lo sono. Il calcio è ciò a cui
pensano quando si svegliano, quello di cui parlano tutto il giorno, è
quello che sognano di notte. Spesso si ha l’impressione che il calcio
sia l’unica cosa che conta. Io ci sono abituato. Il calcio è la mia vita
da ventinove anni. Perciò, quelle sensazioni che scorrono nelle vene
dei napoletani, beh, scorrono anche nel mio sangue. Le ho da quando in
Slovacchia a sette anni ho guardato due brasiliani correre come dei
matti in California».
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